Gabriella Belli
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Come superstiti di una calamità naturale le figure venivano così dissotterrate, liberate dal peso della materia satura e opaca del fondo, tornite come statue ricollocate nell'anfiteatro della vita.
Sulle tracce di questa riesumazione della forma tanto più prodigiosa, quanto più imprevedibile Plattner operava con stupore e fermezza assecondando la nascita di un nuovo quadro solo quando pensiero e immagine che via via appariva dall'informe del fondo andavano sovrapponendosi in una congiunzione compiuta di progetto e segno. I oltre quaranta gradi quadri incompiuti stanno a significare il rigore che escludeva false avventure di questo suo metodo. Da questo punto di vista il lavoro di Plattner ci mostra due aspetti inediti.

Da un lato infatyti questa particolare tecnica di esecuzione del quadro, pone l'accento sulle campiture dei fondali che costituiscono un elemetno decisivo della composizione plattneriana. Adesso infatti, salvo qualche rara eccezione, non è mai affidato un ruolo narrativo decifrabile come luogo di accadimaneto ma piuttosto una funzione di cerniera tra lo spazio psichico e quello reale della rappresentazione. Come quinte in fuga prospettica od opachi piani verticali queste pareti innalzate tra cielo e terra appaiono destinate ad una funzione di isolamento e contenimento di figure al di qua o a di là dello spazio reale che quando si intravede, magari attraverso una finestra ritagliata nello spessore del colore. rimane sempre comunque diviso dallo spazio psichico che è luogo simbolico delle istanze immaginarie e delle tensioni esistenziali.


Gabriella Belli
1996
KARL PLATTNER